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L’associazione per delinquere è ritenuta reato di tipo comune, in quanto il soggetto attivo di un simile reato può essere qualsiasi persona. Comunque, per la sua configurazione è necessaria che vi sia la complicità di almeno tre persone: ciò ci fa ritenere che la fattispecie sia da associare ai reati di natura plurisoggettiva a concorso necessario.

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Inoltre, il reato viene a determinarsi anche per il possibile e successivo contributo di un soggetto terzo ad un rapporto di natura associativa già sussistente tra due persone, evidenziandosi in tal modo il requisito essenziale del numero minimo legale di tre persone stabilito dall’art. 416 c.p. (Cass. pen., 7.3.1997, Necci, in Riv. pen., 1997, 576; Cass. pen., 4.5.1987, Lombardi, ivi, 1988, 499).

La giurisprudenza stabilisce, altresì, che anche il numero minimo delle persone associate previsto dalla normativa di legge per la configurazione del reato debba ritenersi a livello oggettivo, ossia come parte umana reale ed effettiva nell’associazione e non in merito al numero delle persone che hanno preso parte all’interno del processo; da ciò conviene che la determinazione del reato si configura pure con la partecipazione di quelle persone rimaste sconosciute, per cui si adotta un provvedimento a sé stante o scomparse, per cui si può considerare la sussistenza di una forma associativa, pure a livello numerico, dalle azione messe in pratica, da cui consegue una distribuzione dei compiti a più di due persone.

frodi fiscali: Dichiarare fatture false, o altri atti che riguardano la contabilità, non può essere considerato come “dichiarazione infedele”, pena l’evidente incoerenza delle sanzioni penali nel settore tributario.

Questo è stato stabilito dalla Cassazione con la sentenza 16011 del 27 aprile. Dopo aver riconosciuto per un soggetto contribuente il reato di associazione a delinquere, art. 416 codice penale, e di dichiarazione di fatture false o di altri atti per operazioni inesistenti, art. 2, Dlgs 74/2000, il Gip ha predisposto un ordine di sequestro precauzionale simile.

Il soggetto contribuente veniva accusato di aver detratto in maniera illegittima, dichiarando fatture false, svariate spese di tipo medico.

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In seguito, il Tribunale, attraverso un provvedimento, ha revocato l’ordine di sequestro, in quanto non vi ritrovava fattispecie criminosa della dichiarazione falsa.

Per i magistrati, il reato previsto dall’art. 2 del Dlgs 74/2000 si sarebbe configurato solo se vi fosse stato l’utilizzo di fatture false, mentre, nel caso analizzato, la condotta del soggetto contribuente evidenzia soltanto la cosiddetta fattispecie antigiuridica prevista dal successivo art. 3 (dichiarazione falsa mediante altri artifici), se non dall’art. 4 (dichiarazione infedele). Quindi, l’annullamento dell’ordine di sequestro simile emesso dal Tribunale aveva cercato di giungere ad una risoluzione evidenziando che “… nel caso in questione non si era superato il limite di tributo evaso in maniera tale che la condotta del soggetto contribuente evidenziasse un rilievo di natura penale, ecco perché nessuna violazione di carattere penale fosse configurabile con connessa illogicità dell’ordine di sequestro, che veniva, per siffatta ragione, revocato”.

falsificazione di documenti pubblici : Si parla di falsità materiale quando un atto con valore di documento viene modificato, alterato, o soppresso: un reato del genere viene commesso da un pubblico ufficiale che modifica la data su un atto.

In tal caso si parla di non genuinità dell’atto. La falsità è ideologica, invece, quando il documento non viene cambiato materialmente, ma riporta tuttavia degli eventi non veritieri: un reato del genere viene commesso da colui che in un documento in cui bisogna dichiarare l’inizio di un’attività afferma di essere in possesso di requisiti non veri.

In casi del genere, si è di fronte a un documento non vero e per punire un reato del genere è necessario che la persona accusata di falsità sia obbligata a dire la verità rispetto a quanto previsto dalla normativa di legge.

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Falsità materiale. Il codice penale effettua una distinzione tra tre diverse fattispecie di falsità materiale: a. art. 476 - Falsità materiale commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici - Il pubblico ufficiale che, nello svolgere le proprie funzioni, cambia e altera, del tutto o soltanto in parte, un atto di rilevanza pubblica è punito con la reclusione da 1 a 6 anni. Se ha cambiato e alterato un atto che faccia fede fino a querela di falso la reclusione va da 3 a 10 anni; b. art. 477 - Falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in documentazioni di natura amministrativa.

Il pubblico ufficiale, che, nello svolgere i propri compiti, cambia o altera documenti e autorizzazioni amministrative, ossia, mediante manomissione o alterazione, gli conferisce completezza, è soggetto alla reclusione da 6 mesi a 3 anni; c. art. 478 - Falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti autenticati sia di natura pubblica che privata e in certificazioni del contenuto di documenti.

Il pubblico ufficiale, che, nello svolgere le proprie funzioni, presentando un atto di natura pubblica o privata, ne rende una copia e la rilascia in maniera legale, consegnando in tal senso una copia di un atto diverso dall’originale, è soggetto alla reclusione da 1 a 4 anni. Si ha un aggravio delle pene se gli atti falsi riguardano documentazioni che facciano fede fino a querela di falso, ossia che il falso è commesso in un atto sul contenuto di documenti, di tipo pubblico o privato.

Parliamo di tre differenti reati propri in quanto possono essere commessi soltanto dagli ufficiali pubblici, qualora venissero compiuti da una persona privata ci si dovrebbe riferire alla disposizione dell’art. 482, ossia Falsità materiale commessa dalla persona privata che prevede "Se i reati previsti dagli art. 476, 477 e 478 sono commessi da una persona privata, ovvero da un ufficiale pubblico al di fuori delle proprie mansioni, si applicano le pene prescritte dai summenzionati articoli, ma che ottengono la riduzione di un terzo".

Inoltre, la legge ha distinto i reati di falsità materiale in atti pubblici da quelli commessi su documenti o autorizzazioni amministrative.

Nella circostanza probatoria del primo, poiché tutti e due possiedono come carattere essenziale quello di evidenziare la verità delle tesi sostenute, la distinzione riguarda, soprattutto, la circostanza per la quali si tratti o meno di un atto pubblico che presenta un fatto che l’ufficiale pubblico ha compiuto direttamente o che è stato commesso in sua presenza, o fatti direttamente connessi agli incarichi di un ufficiale pubblico.